Un inedito di Pietro Mascagni

Fresca di stampa è anche un’altra importante registrazione. Si tratta di un interessante inedito di Pietro Mascagni (Livorno, 1863 – Roma, 1945), riscoperto da uno dei suoi più attenti studiosi, Cesare Orselli, lo studioso che già aveva stilato per Concerto le note introduttive al CD per pianoforte a due e quattro mani del compositore, uscito nel 2013, e autore di un volume sul compositore livornese appena uscito per i tipi de L’Epos. Si tratta della riscoperta di una Cantata per voci, coro e orchestra, in cui il giovane Mascagni utilizzò la stessa ode Alla gioia di Schiller di beethoveniana memoria. Il testo è quello tradotto in Italiano da Andrea Maffei, autore, fra l’altro, del libretto de I Masnadieri di Verdi, e buon traduttore, ai suoi tempi, di Goethe, Milton, Shakespeare. La cantata mette in musica quasi integralmente la poesia schilleriana, e si compone di 16 pezzi: 1. Invocazione (per tenore e coro); 2. Romanza (per baritono); 3. Quartetto con coro; 4. Preghiera a sole voci; 5. Romanza (per tenore); 6. Coretto; 7. Romanza (per soprano); 8. Arioso (per basso); 9. Romanza (per basso); 10. Danze (per orchestra); 11. Brindisi e Fuga (per coro); 12. Preludino (per orchestra); 13. Romanza (per soprano); 14. Giuramento (per coro); 15. Quartetto; 16. Finale cantata. Si tratta di un lavoro giovanile, da Conservatorio, che è rimasto a lungo nell’oblio: e che tuttavia contiene molte parti musicalmente interessanti. Come scrive lo stesso Orselli nelle note del libretto: “Un lavoro in cui Pietro ha investito notevoli energie, senza curarsi spavaldamente del possibile confronto con la IX Sinfonia di Beethoven o con la poco nota versione di Čajkovskij. Forse con severità, il vecchio Mascagni giudicò «una composizione superiore alle mie forze» questa cantata che, dopo il 1883, rimase a lungo negli scaffali di casa Soffredini, non più ripresa, nonostante «le bellezze grandi che essa contiene», se non per recuperare la romanza del baritono nel “Qui sedes” della Messa di Gloria. Da quasi cinquant’anni, la partitura orchestrale e lo spartito per canto e pianoforte del lavoro erano misteriosamente scomparsi; solo recentemente gli eredi Mascagni sono rientrati in possesso dell’autografo dello spartito, e ne hanno generosamente consentita l’edizione a cura di Ennio Clari.

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