Un giallo musicologico

Sulle tracce di Luchesi guidati da Bruno Belli.

 

Andrea Luchesi! Chiera costui? È facile sentirsi come il povero don Abbondio alle prese con il nome del filosofo Carneade, capitatogli tra capo e collo la sera della famigerata “notte degl’imbrogli” nei “Promessi sposi”. Se la storia della musica è piena di personaggi caduti nell’oblio, il caso di Andrea Luchesi (Motta di Livenza, 1741 – Bonn, 1801) rasenta addirittura il giallo musicologico, perchè il compositore italiano operava a Bonn, come maestro si cappella, negli stessi anni in cui a Bonn affinava il suo talento il giovane Beethoven. Quindi è molto probabile che la musica di Luchesi, direttamente o indirettamente, abbia lasciato dei segni nella formazione beethoveniana. Eppure, fino ad un ventennio fa, di Luchesi non restava quasi traccia nei libri, figuriamoci nei programmi dei concerti.

Oggi la figura del compositore di Motta di Livenza sta a poco a poco emergendo dalle nebbia della storia, prima grazie agli studi pioneristici di Claudia Valder-Knechtges, Giorgio Taboga e Agostino Granzotto ed alle registrazioni della Tactus, ora grazie all’attività della casa discografica Concerto e dell’Orchestra da Camera Ferruccio Busoni, diretta da Massimo Belli, con una serie di prime registrazioni mondiali (la sinfonia dell'”Ademira”, in realtà, è già comparsa sul mercato discografico) di grande interesse. dopo i due dischi del pianista varesino Roberto Plano dedicati alle sonate e ai due concerti per pianoforte e orchestra e dopo il volume dedicato alle sinfonie ecco un nuovo CD con le sinfonie d’opera: “L’inganno scoperto”, “L’isola della fortuna”, “Ademira”, “Il matrimonio per astuzia” e “Le donne sempre donne”. Le note del booklet sono a firma di un altro varesino, il musicologo Bruno Belli, da tempo impegnato con la Concerto in questa meritevole opera di riscoperta. Verto, la partitura dell’opera più famosa di Luchesi, “Ademira”, rivela come al compositore di Motta di Livenza, al quale non mancavano certo inventiva e ispirazione, mancava l’istinto drammatico, che era proprio la dote di Mozart, vituperato dai luchesiani a oltranza che hanno accusato il grande Salisburghese – con prove, a dire il vero, molto labili – di essersi appropriato senza alcuno scrupolo, facendole passare per proprie, di una quantità enorme di composizioni di Luchesi.

Anzi, questa storia del presunto plagio ha finito per nuocere alla causa di Luchesi, il quale dovrebbe essere invece valutato per la musica a lui sicuramente attribuibile. Queste sinfonie, per esempio, sono piacevolissime e confermano, una volta di più, che le origini del Classicismo viennese sono da ricercare anche nell’attività dei numerosi musicisti italiani attivi in tutta Europa nella seconda metà del Settecento. Fresca e vivace è l’esecuzione dell’Orchestra Ferruccio Busoni, che a volte commette qualche peccato venale per troppa foga, ma che sa restituire agli ascoltatori di oggi queste rarità settecentesche in tutta la loro naturalezza.

 

Luca Segalla

5 luglio 2015, La Prealpina

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