Splendida recensione dello Stabat Mater su Audiophile Sound

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PERGOLESI E VIVALDI SU CONCERTO CLASSICS

 

Giudizio artistico: ECCEZIONALE

Ci sono composizioni musicali che, al di là della loro incontestabile bellezza e profondità, trovano nelle leggende che le alimentano nel corso del tempo un ingiustificato viatico che non ha misura di esistere, se non per coloro che, invece di rivolgersi e abbeverarsi direttamente alla fonte artistica di quel capolavoro, si accontentano di girarci intorno. È il caso dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, che la tradizione vuole che sia stato ultimato proprio nel corso dell’ultimo giorno di vita del grande compositore jesino, spentosi a soli ventisei anni il 16 arzo 1736. Non si sa se tale leggenda corrisponda alla realtà storica, ma sta di fatto che se si osserva la partitura originale, si noterà come le ultime pagine del manoscritto abbiano una notazione più sbrigativa, più imprecisa, senza tenere conto di alcuni errori nella strumentazione, tipico segno di chi ha fretta di ultimare quanto prima ciò che sta componendo. E non è certo un caso che lo stesso Pergolesi appose sull’ultima pagina la dicitura latina “Finis Laus Deo”, ossia “Finito, grazie a Dio”.

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Per apprezzare e commuoversi davanti a questa mirabile pagina sacra non c’è bisogno di aggrapparsi al corollario alimentato dalla leggenda, ma è sufficiente ascoltarla e lasciarsi coinvolgere dalla teatralità della scena che rappresenta la Madonna che piange Gesù ancora sulla croce. Ben lungi dall’essere una pagina drammatica, tragica, lo Stabat Mater di Pergolesi è invece un mesto accomiatarsi, un lento spegnersi malinconico, nel quale lo stesso compositore trova posto come attore sulla sommità del Golgota. Ecco, allora, che la dimensione interpretativa di questo brano si deve impregnare di tale malinconia, sia a livello vocale, sia a quello strumentale, con il dolore che si stempera in una delicata e struggente dolcezza, come quella che solo una madre che vede il figlio morto può avere. L’esecuzione di questo capolavoro musicale vede due voci femminili tra le più interessanti della scena internazionale, il soprano Silvia Frigato e il contralto Sara Mingardo, mentre sul podio Federico Ferri dirige i componenti dell’Accademia degli Astrusi. Con artisti di tale calibro, il risultato non poteva che essere una versione che rientra nel ristretto gruppo elitario e di riferimento a fronte della numerosissima discografia consacrata a tale capolavoro, unitamente al fatto che si tratta di una registrazione dal vivo, con tutta la carica di pathos che ne deriva.

 

Silvia Frigato e Sara Mingardo danno vita a un miracolo di equilibrio e tensione emotiva che trasforma il loro canto in un commovente lamento (con il contralto che, rispetto al giovane soprano, immette anche una carica di delicata teatralità), mentre Federico Ferri e l’ensemble strumentale restituiscono una scena sonora nella quale predomina un suono rarefatto, che sembra colare come le lacrime della Madonna di fronte al corpo senza vita di Gesù.

E se la bellezza timbrica del suono strumentale si staglia anche nella breve Sinfonia “Al Santo Sepolcro” di Vivaldi, Sara Mingardo si esibisce in un’incantevole interpretazione del salmo Nisi Dominus dello stesso “prete rosso”, attraverso il qualche domina interamente la scena, quasi relegando il sontuoso tappeto sonoro che Ferri e l’Accademia degli Astrusi le confezionano su misura. Indispensabile.

 

Giudizio tecnico: OTTIMO

La presa del suono ci mette del suo per mantenere alta la media complessiva di questa registrazione. La microfonatura e il lavoro di mastering effettuata da Marco Taio permette all’ascoltatore di trovarsi immerso nella dimensione spaziale dell’evento dal vivo, con le voci che si stagliano al centro della scena, mentre l’ensemble è disposto dietro a loro, in profondità ma non in modo marginale.

La dinamica permette, inoltre, di cogliere le tante sfumature e inflessioni vocali e strumentali, coadiuvata da un dettaglio pulito e da un equilibrio tonale che non presenta squilibri timbrici.

 

Recensione a cura di Andrea Bedetti per Audiophile Sound.

 

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