Zwickau, 1810 – Bonn, 1856

Robert Schumann

Fra i numi tutelari che tennero a battesimo Schumann troviamo certamente la musica (la madre era insegnante di pianoforte), ma anche la letteratura: il padre August era infatti editore e libraio a Zwickau.
Diviene allievo di Friedrich Wieck di cui, nel 1840, sposerà la figlia Clara – altro nume tutelare del compositore, che gli regalerà alcuni anni di autentica serenità in una vita peraltro travagliata da lutti famigliari e da un’intima fragilità psichica. Nel tentativo di diventare a sua volta pianista e di recuperare il tempo ‘perduto’ all’università, sottopone le sue dita ad esercizi sconsiderati sinché perde la funzionalità dell’anulare: questo epidodio lo convince a dedicarsi alla composizione, soprattutto per pianoforte solo. Chiamato da Mendelssohn a Lipsia nel Conservatorio che lui stesso aveva fondato, vi rimane un anno, poi segue Clara in tournée in Russia, si stabilisce a Dresda e infine, nel 1850, a Düsseldorf.
Nel 1854, in seguito a un tentativo di suicide nel Reno (che paraltro aveva sognato a 19 anni) viene salvato da alcuni barcaioli e internato in un istituto nei pressi di Bonn, dove rimane per due anni assistito da Clara e dall’amico Johannes Brahms sino alla morte avvenuta nel 1854.
Schumann è sinonimo di romanticismo: tutti i temi romantici per eccellenza si trovano nella sua scrittura pianistica in cui eccelle, benché la sua fama fu più postuma di qaunto non sia stata goduta in vita.
Benché la sua produzione spazi dalla musica sinfonica, ai concerti, alla musica vocale, Schumann si colloca accanto a Chopin e a Liszt fra i grandi nomi del pianismo: alcune opere, come Karnaval op. 9, Kinderszenen op. 15, l’Album für die Jugend op.68 sono tra i grnadi capolavori del repertorio pianistico.

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