Quattro stelle all’album “REQUIEM” di ANDREA LUCHESI per Classicaonline

“Iniziato nel 2012 con una registrazione delle «Sonate» e dei «Rondò» per tastiera interpretate da Roberto Plano, il «Progetto Luchesi», curato dalla casa discografica milanese Concerto Classics, procede annualmente con un tassello aggiuntivo”: così si apre la recensione che Classicaonline dedica a «Requiem», il nuovo album del catalogo Concerto.

Andrea Luchesi Requiem cover CD

Le composizioni registrate in questo album sono altre importanti opere appartenenti al repertorio di musica sacra di Andrea Luchesi: tra queste spiccano l’offertorium “Ave Maria” in re maggiore per soli, coro a quattro voci miste, orchestra e basso continuo – registrata qui per la prima volta in assoluto, il “Requiem” e il “Dies Irae”. Il “Requiem” è frutto di un assemblaggio di due componimenti: il “Requiem” ed il “Dies Irae” per soli, coro a quattro voci miste ed orchestra e la “Messa in fa maggiore” a quattro voci ed orchestra.

Di particolare rilievo secondo Classicaonline sono le note storiche redatte da Bruno Belli per il booklet che accompagna il CD, tradotto in tedesco oltre che in inglese. La recensione sottolinea inoltre l’importanza di Luchesi nella diffusione della cultura musicale italiana al di là dei nostri confini, e il suo legame con figure come Beethoven e Mozart:

Andrea Luchesi, insomma, di là delle ipotesi su quanto possa avere influito, insieme a Neefe, sul giovane Beethoven, essendo Maestro di Cappella in carica quando il giovinetto ‘Genio di Bonn’ apprendeva la musica, fa parte dei numerosi Italiani che diffusero nel XVIII secolo la nostra cultura all’estero, talora apportando importanti semi per la fioritura di «scuole». Non è un caso, tra l’altro, come hanno dimostrato nel 2013 Roberto Plano e lo stesso Bruno Belli, che il giovane Mozart, ricevuto in dono da Luchesi il Secondo concerto per fortepiano a Venezia, durante il soggiorno italiano del 1771, lo avesse più volte eseguito, scrivendone persino una propria «cadenza» che Plano riconobbe nel nutrito gruppo mozartiano catalogato come KV. 626a e, quindi, eseguì nella registrazione della Concerto (era ancora indicata come «cadenza per concerto sconosciuto»).”

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