Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945

Pietro Mascagni

Pietro Mascagni (Livorno, 1863 – Roma, 1945) ha associato per sempre il suo nome al clamoroso successo ottenuto, nel 1890, con la sua prima opera, Cavalleria Rusticana, tratta dal Verga, e risultata vincitrice di un concorso per un’opera in un solo atto promosso dall’editore Sonzogno. Ne seguirono altre quindici, ma il musicista livornese, che condivise con Giacomo Puccini una stanzetta bohémien a Milano durante gli studi comuni al Conservatorio (che non terminò), non riuscì mai veramente a scuotersi l’appellativo di ‘one opera man’, ossia di compositore famoso per un’opera soltanto (in ottima compagnia, in questo senso, di Ruggero Leoncavallo con i suoi Pagliacci e di Francesco Clea con la sua Adriana Lecouvreur). Appellativo per molti aspetti discutibile, sia perché fu compositore fecondo anche i molti altri generi, oltre l’Opera, come nella musica strumentale (lasciò Sinfonie, Elegie, vari lavori per voce e orchestra), vocale (scrisse parecchie Romanze e Cantate), sacra (famosa, fra i molti lavori, la sua Messa di Gloria), nell’operetta e persino nella musica da cinema (fu il primo compositore italiano a  scrivere per il cinema (muto); sia perché, nel corso della sua vita, invece di ‘sfruttare’ il successo planetario di Cavalleria, proponendo dei ‘cloni’ veristi (come i suoi editori Sonzogno e  Ricordi  raccomandavano), sperimentò invece altri linguaggi musicali, dal decadentismo, al simbolismo, all’esotismo sino al finale espressionismo, anche se questo sperimentalismo spesso non incontrava i gusti del pubblico, o rendeva meno fluida la macchina teatrale. Né giovò sicuramente, alla diffusione della sua opera, l’adesione al fascismo (anche se, il giorno della sua scomparsa, omaggiato da una folla numerosa, Radio Mosca tenne un minuto di silenzio). Ricordiamole, dunque, queste altre Opere, insieme all’anno di prima rappresentazione, di cui solo poche oggi sono ancora in cartellone: oltre a Cavalleria Rusticana (1890), a Iris (1898) e a L’Amico Fritz (1891), le altre sono sicuramente oggi meno frequentate o quasi del tutto dimenticate (I Rantzau, 1892; Guglielmo Ratcliff, 1895; Silvano, 1895; Zanetto, 1896; Le maschere, 1901; Amica, 1905; Isabeau, 1911; Lodoletta, 1913; Il Piccolo Marat, 1921; Pinotta, 1932 e Nerone, 1935.

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