Kamsko-Votkinsk 1840 – San Pietroburgo 1893

Pëtr Il’icˇ Čajkovski

Forse non è un caso che le biografie dei musicisti si prestino così bene ad essere romanzate: ma nel caso di Čajkovski, che dell’inquietudine esistenziale e psichica fece un vero e proprio Leitmotiv,  questo rasenta una specie di eccesso.
Nato da una famiglia benestante (la madre, amatissima, era nobile), trovò nel proprio nucleo famigliare di origine, sia i primi rudimenti musicali che, soprattutto, un porto sicuro agli affetti, peraltro sempre assai tormentati, della sua vita, soprattutto nei confronti della madre, della sorella Alexandra e del fratello Modest. Avviato a giurisprudenza (altro grande topos dei musicisti, quello di lasciare la dea della bilancia per seguire le sregolatezze di Euterpe), ne frequenta la Scuola a Pietroburgo, da cui esce nel 1859, impiegandosi – svogliatamente – presso il Ministero della Giustizia: impiego che lascerà presto, dopo aver assistito, sedicenne, al Don Giovanni di  Mozart, decide infatti di consacrare la sua vita alla musica. Prosegue quindi i suoi studi musicali e diplomandosi presso il Conservatorio di Mosca, in cui poi diverrà docente.
Abbandonerà di nuovo in seguito anche questa professione per dedicarsi solo alla composizione, sostenuto dal mecenatismo generoso della baronessa Nadežda von Meck, con cui inzierà un rapporto complesso, lungo e tormentato (com’è noto il compositore era omosessuale), che si cela, e si rivela, anche nella dedica della Sinfonia n. 4 in fa minore op.36:  “al mio migliore amico”.
Ma ancor di più, dopo il disastroso matrimonio con una sua allieva, la von Metz diventa la dedicataria implicita di tutte le sue opere, come le scrive lo stesso Pëtr. Uno dei primi grandi capolavori del compositore viene scritto fra il 1874/5: è il celebre Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in sibemolle minore op. 23, dedicato a Rubinštejn.
Due anni dopo si apre ad un genere allora sottostimato, la musica da balletto, creando un altro capolavoro:  Lebedinoe ozero, Il lago dei cigni, op. 20 che debutta al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 1877. Segue un periodo particolarmente fecondo, in cui il compositore inanella una serie di capolavori molto celebri, i balletti: La bella addormentata e Lo Schiaccianoci, le opere  liriche Evgenij Onegin, e la Dama di Picche, la Serenata per archi in do maggiore e il Concerto per violino op. 35 in re maggiore.
Lo zar Alessandro III lo fregia del titolo di musicista della casa regnante, assegnandogli un vitalizio.
All’ultimo periodo della sua vita, funestato da vari lutti e dalla rottura del rapporto con la von Metz, appartiene la Sinfonia n.6 in Si minore, op.74 Pathétique, del 1893. Riguardo alla morte – se suicidio, o colera – lasciamo ai biografi (esiste una vastissima bibliografia sul compositore) l’ardua sentenza.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *