Pasquale Anfossi

(Taggia 1727, Roma 1797)

Anfossi era ligure, di Taggia, e dopo aver attraversato I’Europa, morì a Roma.

Ma a Napoli – anche lui con Francesco Durante – aveva studiato durante gli anni della formazione. Tanto bastava per considerarlo per sempre figlio e testimone di quella scuola.

Numerosi sono i prestiti accertati di Mozart da Anfossi. Dalla scena drammatica “Ah, non sai qual pena sia”, tratta dalla Zemira, all’aggiunta di tre Arie per rappresentazioni viennesi de “Il Curioso indiscreto”, alla “Contraddanza K 607” del febbraio 1791, desunta da “Il trionfo delle donne”, data a Vienna con grande successo nel 1786. Non stupirà allora di trovare, nella coda dell’ “Andante” della Sinfonia Venezia del 1775, un inciso, due volte ripetuto, breve ma fortemente caratterizzato nella dinamica, che presenta, all’ascolto, piè che alla lettura, un’immediata assonanza ritmica con l'”incipit” del “Confutatis maledictis”, l’ultima sezione del “Requiem”, che, nella parte del basso e del canto, Mozart riuscì a completare prima di morire. Citazione, ricordo anche inconscio, “plagio”come noi oggi potremmo chiamarlo, se dimenticassimo la frequenza settecentesca del prestito, diffuso e consentito in una società musicale che ancora non conosceva il diritto d’autore, la nevrosi dell’originalità a tutti i costi (anche quando costa troppo, rispetto al prodotto) e poteva contare sull’assenza di ogni sistema di riproduzione del suono? La vastità delle invenzioni tragiche di Mozart su quel motivo, mentre ribadisce l’autonoma grandezza del suo genio, conferma la nobiltà di quelle battute di Anfossi, che conducono l’andamento lirico-patetico del movimento verso un esito tragico, conforme ad una sensibilità che ha ormai affermato le proprie ragioni espressive.

(dalle note di Sandro Cappelletto)

 

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