Niccolò Piccinni

(Bari, 1728 – Passy, 1800)

Come Sacchini, Piccinni studia preso il Conservatorio Sant’Onofrio a Napoli con Leonardo Leo e lo stesso Durante.

Nel 1760 scrive un’opera buffa rimasta a lungo celebre in tutta Europa, La Cecchina ossia La buona figliuola. Nel 1766 la regina Maria Antonietta lo vuole a Parigi, dove ottiene un grandisismo successo, benché venga coinvolto in una delle grandi querelles della storia della musica, che lo vede antagonista a Gluck: tanto che i due si sfidano a trattare lo stesso soggetto – l’Ifigenia in Tauride, dividendo critica e pubblico in due fazioni: gluckisti e piccinisti.

Rientrato a Napoli allo scoppio della Rivoluzione dell’89, cade in disgrazia presso il Borbone Ferdinando IV. Dopo un decennio di stenti, rientra a Parigi nel 1798 dove di nuovo è accolto con entusiasmo: ma in Francia morirà, due anni dopo, a Passy. Piccinni fu operista insaziabile – sappiamo di piè di cento Opere da lui scritte – e riveste un ruolo assolutamente centrale nel mondo dell’opera sia italiana che francese della seconda metà del ‘700.

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