Le composizioni sacre di Andrea Luchesi, progetto targato Varese – Recensione su Varese Report

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Franco Abbiati ne offrì un giudizio lusinghiero, Claudia Valder-Knechtges cominciò a tratteggiarne la figura, poi, Giorgio Taboga, quasi “per caso”, scoprì che Andrea Luchesi, maestro di Cappella a Bonn per il Principe Elettore tra il 1774 ed il 1794, ebbe stretti rapporti con la musica viennese del XVIII secolo. Ed, infatti, un filo rosso intercorre con la musica mozartiana, tanto che alcuni studiosi hanno definito Luchesi l’“Ombra di Mozart”.

Da alcuni anni, quindi, la figura del compositore trevigiano sta assumendo una fisionomia più tratteggiata (pur nella difficoltà di recuperare documenti di prima mano), e, soprattutto, si è cominciato ad eseguirne la musica, per lo meno, quella di sicura attribuzione.

Dal 2011, quindi, una casa discografica milanese distribuita in tutto il mondo, la “Concerto Classics”, si è assunto l’onere di un progetto che veda la pubblicazione di tutta la musica di Luchesi.

Un progetto cui due Varesini ne sono strettamente legati: il primo, Roberto Plano, pianista di fama mondiale, ora residente a Boston, che per il progetto ha registrato tutte le opere pianistiche di Luchesi, il secondo, Bruno Belli, che cura l’intera parte storico musicologica del progetto che, al termine delle registrazioni previste, sfocerà in una pubblicazione adeguata, frutto di confronti musicologici, di letture delle partiture, di ricerche archivistiche (Dresda, Praga e Stoccolma conservano alcune pagine tra le più importanti che sono servite per alcune registrazioni). Particolare oggetto di tali frequentazioni è il fondo musicale della Biblioteca Estense di Modena, dove giace gran parte dell’Archivio di Bonn.

andrea-luchesi-sacred-musicIl progetto è giunto ora al quinto tassello: la produzione si avvale d’interpreti di grandissima competenza artistica e di notevole fama: la “Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni” diretta da Massimo Belli (il direttore ha compiuto la revisione finale delle partiture), il “Coro della Cappella civica di Trieste”, diretto da Roberto Brisotto, ed i solisti Laura Antonaz (soprano), Elena Biscuola (mezzo soprano), Luca Dordolo (tenore) e Matteo Bellotto (baritono), che offrono alcune eccellenti pagine di musica sacra: il “Salve Regina” in mi bemolle maggiore, lo “Stabat Mater”, il Kyrie “di Dresda”, il “Miserere” in sol minore, ed uno sfavillante “Te Deum”, la prima pagina di Luchesi in assoluto eseguita nel Novecento.

“A Varese”, come ricorda Belli, “si è cominciato a parlare di Luchesi in pubblico il 23 marzo 2007, quando, in occasione di uno dei “Venerdì”, ebbi ospite il maestro Davide Rizzo che, intervistato da Giancarlo Angeleri, parlò della musica del compositore. Rizzo aveva dato il via con un concerto a Villa Truffini di Tradate seguito da una serie di appuntamenti tra la Lombardia ed il Piemonte nei quali la musica di Luchesi risuonava, per la prima volta, tra l’altro proprio con il “Miserere” ora inciso dalla Concerto. Davide Rizzo era in contatto con un amico, Emiliano Ciprietti, che mi ha indirizzato verso la musica di Luchesi e che, tuttora, rimane un fido collaboratore e un prezioso consigliere in questo progetto”.

“Non sappiamo con certezza – continua Bruno Belli – se Ludwig van Beethoven, oltre alle lezioni di Neefe, che collaborava con Luchesi a Bonn, le ebbe anche direttamente dal maestro italiano, ma è certo che, ora che studiamo e conosciamo meglio la musica del Trevigiano, la produzione giovanile del Grande Titano autore del “Fidelio” e delle granitiche sinfonie, ha una derivazione chiara dallo stile luchesiano.

Basti pensare che è ancora in discussione la paternità dei piacevolissimi Quartetti con pianoforte WOo 36, attribuiti un tempo a Beethoven, che sappiamo, grazie a Ferdinando Ries, non essere suoi, pagine che alcuni propenderebbero dichiarare proprio opera di Luchesi”.

Sulla musica sacra presentata in occasione di questa registrazione, Bruno Belli ricorda che le pagine incise “possono essere collocate nel periodo che intercorre tra il 1768 ed il 1773 e che il “Kyrie in re minore” fu portato a Dresda, in copia, da Naumann che partiva da Venezia, dove Luchesi ancora risiedeva, nel 1768: il fatto è accertato grazie al formato ridotto della carta da musica, formato “da viaggio”. La pagina farebbe parte di una “Messa” di Luchesi, non ancora identificata, che Naumann stesso avrebbe poi riunito con pezzi di altri autori”.

Altra “curiosità”, a proposito di questo enigmatico “Kyrie”, sta nel fatto che “è forse tra le più antiche testimonianze pervenuteci delle composizioni sacre di Luchesi, perché il brano si apre con una bella frase melodica di 4 battute, riproposta, dopo l’introduzione strumentale, anche dal contralto e dal soprano, che è una chiara eco dell’incipit dello “Stabat Mater” di Pergolesi, autore che Luchesi conosceva benissimo grazie alle lezioni ricevute dal napoletano Cocchi”.

A Belli interessa poi ricordare che “La musica nel Settecento era un mezzo di diffusione delle culture, uno scambio diretto tra le stesse. Per questo non sorprendano mai gli “echi” tra compositori.

Era un secolo in cui l’Europa parlava italiano, grazie al Metastasio. E oggi, mediante la musica creata da un Italiano che lavorò in Germania, Trieste, Milano e Varese si trovano legate da un sentire comune, da un linguaggio che esportano nel mondo, sopra di ogni barriera intellettuale e di ogni preconcetto”.”

 

Recensione a cura di Andrea Giacometti per Varese Report.

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