03 Settembre 2009

Intervista a Enrico Bronzi per Naxos of America

Enrico Bronzi e la Musica di Nino Rota – CD Concerto 2043
(intervista di Collin Rae per Naxos Blog)

Enrico, potresti raccontarci come è nato il progetto di Rota? Perchè questa scelta musicale?

Da un po’ di tempo attendevo una buona occasione per studiare il Concerto n. 2 per violoncello. Quando i Musici di Parma mi hanno chiesto di pensare ad un progetto rotiano insieme, è stato naturale aderire immediatamente all’idea. Questo disco contiene tutti i principali aspetti della mia attività di musicista: la musica da camera, il solismo e la direzione.

Puoi descriverci in che modo le musiche di Nino Rota incontrano la cultura musicale italiana?

Credo che nella musica di Rota si respiri continuamente un’aria italiana. La vocazione melodica proviene dalla tradizione lirica del mio paese. Vi si ritrova poi spesso uno humor tipicamente mediterraneo. Nella sua musica vi è il gusto per il gioco, il richiamo a certi suoni di bande del sud Italia o del circo. Paradossalmente, però, tutto avviene con un senso del limite ed una nobiltà che non permettono che si sfoci nella caricatura. Anche questo senso di misura è parte dell’educazione di un certo sud colto e aristocratico che è una parte fondamentale della nostra cultura.
Come ritieni che siano le più famose composizioni di Nino Rota al di fuori del contesto cinematografico? Cosa rende questi brani importanti?

La musica da concerto di Rota ha una contiguità assoluta con la sua musica da film. E’ musica colta, che ha assorbito tutte le esperienze della musica europea. Tuttavia non è musica in cui si ostenta una seriosità o un impegno. Quando Morricone scrive musica ‘seria’, lo fa rinnegando la poetica della sua musica da film. Rota invece si limita ad estendere e rafforzare la struttura dei brani. Mai abbiamo l’impressione che la felicità della sua immensa vena melodica venga meno.

 Quale obiettivo vorresti raggiungere sia in Italia che all’Estero con questo disco?

Spero che questo disco venga considerato un tassello nell’operazione di riscoperta discografica di questo grande autore. Molti hanno iniziato a riconsiderare la sua figura in tutte le sue sfaccettature e credo che il pubblico non fatichi assolutamente ad avvicinarvisi. Penso alle resistenze sciocche ed inutili di una certa critica nel valutare una figura come Poulenc, per esempio. Alla fine la coerenza delle opere di questi autori vale più dei manifesti estetici o dei problemi mal posti sulle avanguardie. Intendiamoci: io sono un grande appassionato di autori diversissimi come Zimmermann, Ligeti, Kurtag. Il nostro tempo è una Babele di linguaggi diversi. Ma se sappiamo ascoltare, saremo in grado di capire la bellezza che risiede negli opposti.
Mentre la popolazione americana ha familiarità con le musiche da film di Nino Rota, più sconosciute rimangono quelle “classiche”. Cosa ne pensi?

Essenzialmente c’è stata per molti anni in Europa una sorta di censura nei confronti di questo autore, così lontano dalle avanguardie di riferimento dello scorso secolo. Penso che in USA possa invece essere accolto con grande favore, poichè la musica americana del 900 non è così lontana dai canoni estetici rotiani. Per chi ama Copland o Bernstein, dovrebbe essere piuttosto naturale accogliere positivamente la musica spontanea e luminosa di Rota.

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