Parma, 20 settembre 1880 – Roma, 13 febbraio 1968

Ildebrando Pizzetti

Nato a Parma, si formò presso il locale Conservatorio con Giovanni Tebaldini, che gli trasmise l’amore per la musica antica italiana. Divenne in seguito cattedratico, e direttore, dei Conservatori di Firenze, Milano, e, dal 1948 al 1951, di S. Cecilia in Roma. Ottenne varie onorificenze: nel 1931 il Premio Mussolini per la musica, nel 1939 fu nominato Accademico d’Italia, e nel 1958 ricevette il Premio internazionale Feltrinelli. Fra i suoi numerosi allievi, si ricordano Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota, Gianandrea Gavazzeni.  Insieme a Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero e Franco Alfano, fece parte della cosiddetta “Generazione dell’80”: di quel gruppo di musicisti, cioè, tutti nati attorno al 1880, che cercarono in vario modo di emancipare la musica italiana dagli epigoni esangui del melodramma verista, inserendola, in modo originale, nella corrente dei nuovi linguaggi europei.

Pizzetti è ricordato soprattutto per il suo tentativo di rinnovamento del teatro musicale italiano attraverso una rivisitazione della tradizione, in particolare il ‘recitar cantando’ barocco e il canto gregoriano: nelle sue Opere, di cui scrisse spesso anche i libretti, e che costituiscono l’elemento preponderante dell’intero suo corpus creativo, musica e parola si compenetrano sino a diventare una cosa sola (ricordiamo, in ordine cronologico:  Fedra (su testo di G. D’Annunzio, 1915); Debora e Jaele (1922); Fra Gherardo (1928); Lo straniero (1930); Orseolo (1935); L’oro (1938-42); Vanna Lupa (1949); Ifigenia (1950); Cagliostro (1952); La figlia di Jorio (sempre su testo di G. D’Annunzio, 1954); Assassinio nella cattedrale (testo di Th. Eliot, 1958); ­­­Il calzare d’argento (testo di R. Bacchelli, 1961); Clitennestra (1965). Scrisse inoltre numerosi concerti (Concerto dell’estate, 1928; Rondò veneziano, 1929; Canti della stagione alta, 1930; Sinfonia in la maggiore, 1940; vari concerti per strumento solista e orchestra; alcune di queste opere sono ancora rappresentate, benché raramente, ai nostri giorni) e opere corali, fra cui una Messa da Requiem. Per quanto riguarda la musica da camera, si ricordano due Quartetti (1906 e 1933), e due Trii per pianoforte ed archi; una Sonata per violino e pianoforte (1918-19), e una Sonata per violoncello e pianoforte (1921). Interessante anche la produzione di musica da film (Scipione l’Africano, I promessi sposi, Il mulino del Po). Oltre che compositore, fu anche teorico e critico (Musicisti contemporanei (1914), Intermezzi critici (1921), Musica e dramma (1945), La musica italiana dell’800 (1946)). La sua adesione al fascismo, e la severa difficoltà del suo linguaggio (intendeva l’attività artistica come un sacerdozio) non hanno sicuramente reso popolare Pizzetti nel dopoguerra, nonostante la stima dei suoi interpreti quali Toscanini, De Sabata e Gavazzeni.

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