Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi (Le Roncole – Busseto, 1813 – Milano, 1901) nacque da umili origini, fatto di cui peraltro andò fiero per tutta la vita, sia mantenendo un parco stile di vita, che preferendo di gran lunga i complimenti per le sue abilità agricole (assai reali), piuttosto che quelli per la sua attività di compositore. È una figura gigantesca, non solo dal punto di vista musicale, ma anche umano e civile, essendo stato un appassionato mazziniano (è rimasto celebre il ‘Viva V.E.R.D.I.’ dei patrioti italiani, che significava anche Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia, come gli occupanti austroungarici sapevano benissimo). Dopo aver appreso i primi rudimenti musicali, ben presto, con l’aiuto di un benefattore di cui sposerà in seguito la figlia, si trasferì a Milano (in una modesta abitazione a porta Ticinese), con l’intento, frustrato, di entrare in Conservatorio. Pur dovendo affrontare anni durissimi, costellati dai lutti della moglie e dei figli, nel 1839 riuscì a far rappresentare alla Scala la sua prima opera, Oberto, Conte di San Bonifacio, che ebbe un certo successo. Tanto che l’impresario del celebre Teatro gli commissionò una seconda opera, comica, Un giorno di regno, che invece fu un fiasco (venne scritta in condizioni di prostrazione per i lutti famigliari) e, fortunatamente per i contemporanei e per noi posteri, anche una terza: il Nabucco (1942), che fu invece un successo trionfale. Del resto, il Va’, pensiero (uno dei cori dell’opera, e la ragione stessa che convinse il compositore a scrivere questo lavoro, nonostante il grande dolore che l’aveva prostrato) è una composizione famosa ancor oggi fra colti ed incliti. Da questo momento, la sua attività compositiva fu un’ascesa costante, che passò però inizialmente da quella fase che lo stesso Verdi chiamò ‘gli anni di galera’, ossia quel periodo di superlavoro che lo costrinse a scrivere circa un’opera all’anno (I Lombardi alla prima crociata, 1843; I due Foscari, 1844; Ernani, 1844;  Alzira, 1845; Giovanna d’Arco, 1845; Attila, 1846; I Masnadieri, 1847; Macbeth, 1847; Il corsaro, 1848; La battaglia di Legnano, 1849; Luisa Miller, 1849; Stiffelio, 1850). Fu finalmente ‘doppiando’ la metà del secolo, con la cosiddetta trilogia popolare (Rigoletto, 1851, Trovatore e Traviata, entrambi del ’53) che Verdi raggiunse, da un lato, la sua completa maturità espressiva; dall’altro, con essa, il successo e la fama, che gli permisero, oltre alla tranquillità economica, anche di comporre con maggior agio, benché il nuovo cinquantennio presentasse un altro tipo, più sottile, di difficoltà, non più materiali, ma stilistiche: il mondo stava cambiando e, con esso, anche i gusti del pubblico (ad esempio, Il Simon Boccanegra (1857) nella sua prima edizione, non fu certamente un successo); quindi, anche la sua scrittura doveva evolversi. Questa ulteriore raffinazione stilistica, che passa (dopo la parentesi francese de Les vêpres siciliennes (1855), di cui scrisse nello stesso anno una versione italiana, I Vespri siciliani appunto), per due tappe di successo quali furono invece Un ballo in maschera (1859) e La Forza del destino (1862), giunse a compimento in quelli che sono unanimemente considerati due degli ‘assoluti’ capolavori verdiani, e cioè il Don Carlos (1867) e Aida (1871). Dopo Aida, il Maestro si ritirò in un grande silenzio, interrotto solo dalla Messa da Requiem (1874) scritta per la morte di Alessandro Manzoni. Silenzio da cui lo trasse Arrigo Boito, il compositore e poeta della Scapigliatura, dalla collaborazione con il quale uscirono gli ultimi grandi capolavori quali Otello (1887), e Falstaff, (1893), l’ultima opera, comica, del Maestro ormai anziano. In essa, seppe mostrare una sorprendente modernità e vitalità di linguaggio, che influirà non poco sulle generazioni posteriori (Puccini in primis). Oltre al repertorio operistico, Verdi ci lasciò un discreto corpus di musica sacra e alcune composizioni cameristiche, fra le più note delle quali c’è il Quartetto e un brano pianistico, il Valzer in fa maggiore, che Nino Rota orchestrerà per la colonna sonora del Gattopardo di Luchino Visconti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *