Su RAI Radio3 hai appena ascoltato un estratto dal CD Cello tales. Ti riproponiamo qui Giovanni Battista Somis

“Bologna, luglio 1690
Mi chiamo Domenico Gabrielli, ho trentuno anni e sto per lasciare questa vita. Il Duca di Modena, che tiene molto alla mia salute e che apprezza l’opera mia, ha inviato il suo medico personale, Galeazzo Manzi, a visitarmi. L’esimio medico mi ha recato gran conforto e, fra le lacrime, mi ha fatto coraggio lasciandomi invero poche speranze. Mi sembra ieri che, ancor giovincello, entravo a far parte della prestigiosissima Accademia Filarmonica, avevo solo diciassette anni, una gran voglia di suonare e di scrivere musica! Era un 20 dicembre, ricordo, il freddo entrava nelle ossa ma io non lo sentivo, tanta era l’eccitazione che mi recava una così grande investitura! Il posto si era reso vacante a causa della prematura morte del vecchio primo violoncello e mio ottimo maestro Petronio Franceschini, un uomo colto, buono d’animo, dal suono luminoso. Che il Signore lo abbia in gloria. Noi siamo stati fortunati rispetto ai nostri predecessori, perché proprio qui a Bologna una quarantina d’anni or sono (non saprei la data precisa) si sperimentarono delle nuove corde basse, più sottili dei vecchi cordoncini di budello grazie all’avvolgimento di un sottile filo di rame intorno ad un’anima di budello sottile. Come dire: una prima corda avvolta diventava una terza e la seconda avvolta di rame diventava la quarta. Grazie a questa innovazione si poterono assottigliare anche le prime due corde, costruire strumenti più piccoli, con ponticelli più alti e cominciare ad utilizzare il nostro amato strumento non solo come nobile sostegno del canto ma affiancarlo ad esso o renderlo protagonista. Solo a Bologna potevano quindi nascere le prime musiche a violoncello solo. Insomma il vecchio bassetto, uscito dal suo bozzolo, si è trasformato in una splendida farfalla capace di volare libero, toccando or note gravi or note acute in piena libertà. Giovanni Battista Degli Antoni ha scritto bellissimi ricercari a violoncello solo, come ho fatto anche io, e il Vitali pure ne scrisse di bellissimi. Io mi trovo bene accordando la prima in sol, che qui, a Bologna, ai tempi dei grandi violoncelli dalle spesse corde, si accordava addirittura tutto un tono sotto, per facilitare l’emissione ed avere grande profondità di suono. Mi piace, e l’ho usato spesso, l’accordo suonato sulle prime tre corde: sol re sol. Tre anni fa scrissi un’opera per il teatro San Salvatore di Venezia nella quale, primo a farlo, ho impiegato il violoncello obbligato in un’aria. L’anno dopo, nel Flavio Cuniberto ho ripetuto l’esperimento che aveva avuto successo nel Maurizio. Ho chiuso il primo atto con un’aria per il soprano Emilia Sarti Cottini, nel ruolo dell’omonima Emilia figlia di Lotario. Ella mi chiese di aggiungere una tirata di sedicesimi, o fui io stesso a proporlo, non ricordo bene, ma resta il fatto che dovetti incollare una nuova pagina sul manoscritto! Tanto meglio, il risultato fu ottimo. Scrivere queste righe, riportare alcuni ricordi mi ha fatto, per un poco, dimenticare il mio destino crudele, ma ora sono stanco, devo riposare un poco. Mi chiamo Domenico Gabrielli, ma per i bolognesi sono semplicemente ‘Mingain dal viulunzel’. Genova, giugno 2016″

Lo scritto che hai letto è un divertissement del M° Fantinuoli, una maniera diversa dal solito di presentare gli autori più antichi oggetto di questa registrazione.

 

Di seguito, invece, puoi riascoltare la Sonata presentata durante il programma Primo Movimento di RAI radio3: la Sonata Terza in Sol maggiore (Largo, Allegro, Allegro) di Giovanni Battista Somis:

 

 

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