Giovanni Battista Pergolesi

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(Jesi, 1710 – Pozzuoli, 1736)

Una delle più grandi e per certi aspetti enigmatiche figure della storia della musica, Giovanni Battista Draghi (o Drago), nasce a Jesi in provincia di Ancona nel 1710.

I suoi nonni provenivano da Pergola: di qui il soprannome di Pergolesi, che diventerà poi il cognome vero e proprio. Dopo i primi studi nella città natale, completa la sua formazione musicale a Napoli presso il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.

Napoli, definita al tempo “capitale mondiale della musica” (…), è il luogo in cui convergono musicisti da tutta Europa e in cui il ventunenne Giovanni Battista si diploma componendo, come saggio finale, l’oratorio La conversione e morte di San Guglielmo.

Il primo, grandissimo successo arriva con l’opera buffa Lo Frate ‘nnamorato, scritta in dialetto napoletano, che debutta al Teatro dei Fiorentini nel 1732, e che gli frutta, fra l’altro, il posto di organista presso la Cappella Reale.  L’anno successivo va in scena la sua seconda opera: Il Prigionier Superbo, pure di grande successo. L’interesse però va soprattutto al grande capolavoro pergolesiano, che veniva eseguito durante gli intervalli di quest’opera: si tratta naturalmente della Serva Padrona, intermezzo buffo in due atti, che rompe con le convenzioni musicali del tempo presentando una storia scanzonata, brillante e di grande freschezza. Fra l’altro fu proprio la rappresentazione della Serva Padrona nel 1752 a scatenare a Parigi un’altra celebre quérelle musicale (la Quérelle des buffons): quella fra i sostenitori dell’Opera francese (Lully, Rameau) e dell’opera buffa italiana.

Altro celebre intermezzo – benché non arrivi ad eguagliare il capolavoro della Serva Padrona – è Livetta e Tracollo, rappresentato durante gli intervalli di Adriano in Siria , che va in scena nel 1734 al Teatro San Bartolomeo. L’anno successivo, a Roma, è sia l’anno dell’Olimpiade, su testo del Metastasio, che della celebre Messa in fa (concosciuta appunto anche come Missa Romana).

Il peggiorare delle condizioni di salute costringe Pergolesi a ritirarsi a Pozzuoli, presso il Convento dei Cappuccini,  ove trascorre gli ultimi mesi della sua vita, durante i quali compone alcune dei più grandi lavori di musica sacra: il Salve Regina del 1736 e, soprattutto, lo Stabat Mater per orchestra d’archi, soprano e contralto che la tradizione vuole sia stato completato proprio il giorno della sua morte, nel 1736.

La fama del musicista, che in soli cinque anni scrive indimenticabili capolavori, ha dato vita ad una romanticizzazione della sua figura che ha avuto anche l’effetto, spiacevole, di attribuirgli moltissime opere che la critica più recente giudica invece spurie. Del vasto corpus di composizioni attribuito a Pergolesi, oggi solo meno di una trentina sono giudicate certamente sue.

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