Parigi, 1899 –1963

Francis Poulenc

Nato da una famiglia benestante (il padre fondò un’azienda farmaceutica, che diverrà poi la Rhône-Poulenc), dimostrò assai precocemente un grande talento, sia come pianista (fu la madre ad avviarlo allo studio dello strumento, che poi proseguì con Ricardo Viñes, grande pianista ed insegnante naturalizzato francese, nonché divulgatore dell’opera di Ravel), che come compositore. Insieme a Georges Auric, Louis Durey, Arthur Honegger, Darius Milhaud, e Germaine Tailleferre, fu membro del Gruppo dei Sei, costituitosi in Francia nel 1917, in reazione all’impressionismo di Debussy da un lato, e al wagnerismo dall’altro. Il Gruppo si riconosceva nell’opera originale ed iconoclasta di Erik Satie in musica, e di Jean Cocteau in letteratura. Compositore fecondo, ebbe la sorte di vivere in uno dei periodi migliori di Parigi, al culmine di un’estrema vivacità culturale (conobbe e strinse amicizia con Eluard, Apollinaire, Breton, Radiguet …). Ci lasciò un numeroso corpus di opere, dichiaratamente non innovative dal punto di vista stilistico, ma piuttosto vivaci ed originali, in uno stile comunicativo ed elegante, che spazia dal dadaismo al neoclassicismo: una scrittura ricca di humor, ma anche di malinconia, che non disdegna la contaminazione con le atmosfere del musichall e del cabaret. Nella seconda parte della sua vita, la sofferta conversione al Cristianesimo, per lui omosessuale, nonché bon vivant tipicamente parigino, diede una sorta di svolta alla sua creatività, lasciandoci alcuni capolavori come Les dialogues des Carmélites, tratto da Bernanos, del 1957 (i Dialoghi delle Carmelitane), commissionato da Ricordi, che ebbe un grande successo alla Scala, le Litanies à la Vierge Noire (per del 1936), un Gloria e uno Stabat Mater. Fra le sue altre opere, assai numerose, ricordiamo la vasta produzione per pianoforte, che comprende, fra l’altro, un Concerto per pianoforte e orchestra (1949), Concerto per due pianoforti e orchestra, del ’32,  Huit Nocturnes (1929-1938) e numerose composizioni per canto e pianoforte (fra cui Le Bestiaire ou cortège d’Orphée, del 1919, la raccolta poetica che l’amico  Apollinaire aveva pubblicato nel 1911). Imponente il Concerto in Sol minore per organo, orchestra d’archi e timpani del 1938, mentre la vena neoclassica del compositore ebbe modo di esprimersi particolarmente n alcuni lavori, come il celebre Concert champêtre, per clavicembalo e orchestra, del 1928. Nella produzione cameristica spiccano le composizioni per strumenti a fiato, prediletti da Poulenc, e cioè le sonate per clarinetto, flauto ed oboe.

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