Bergen, 1843 – 1907

Edvard Hagerup Grieg

Grande talento, mostra sin dai primi anni di apprendistato musicale la sua insofferenza all’aridità dello studio della tecnica e della forme tradizionali: il soggiorno al Conservatorio di Lipsia sarà perciò vissuto con delusione, se non con fastidio, offrendogli d’altra parte la vivace città sassone l’opportunità preziosissima di ascoltare molta musica e di connettersi, dalla periferica Norvegia, al cuore dell’Europa culturale.
L’influenza inevitabile della grande tradizione musicale tedesca viene tuttavia opportunamente mitigata dal riavvicinamento alla musica popolare norvegese, di cui il giovane compositore Rikard Nordraak, morto prematuramente, è mentore appassionato: il folkore nordico diventa così un elemento prezioso per la creazione di uno stile personale, che rifugge dalle grandi costruzioni, seguendo piuttosto una vena intimistica, vicino al bozzetto o all’impressione lirica, al Lied o al foglio d’album.
Questo è il carattere delle sue composizioni più felici (non a  caso rinuncerà alla composizione di un secondo concerto per pianoforte e orchestra, dopo il primo, celebre, in la minore op. 16 del 1868),  come i Pezzi lirici op. 12 per pianoforte, le musiche di scena per il  Peer Gynt di Ibsen, da lui conosciuto in Italia (tra cui sono notissimi Il mattino e La canzone di Solveig) o della’altrettanto celebre  Holberg suite.
Un contratto con il celebre editore Peters di Lispia lo libera dalle necessità economiche e gli permette di dedicarsi così alla composizione nella sua casa di campagna, divenuta famosa, di Troldhaugen: quasi un simbolo della sua cifra stilistica: periferica, nazionale, appartata.

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