San Pietroburgo, 1906 – Mosca, 1975

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

La vicenda biografica del compositore, russo, enfant prodige sia per quanto riguarda il pianoforte (al cui studio fu avviato dalla madre pianista), che la composizione, si intreccia indissolubilmente con alcuni aspetti terribili del ‘secolo breve’, quali lo stalinismo prima e la Guerra Fredda poi, divenendo una sorte di vicenda emblematica degli ardui rapporti fra Arte e Potere, arrivando  spesso al paradosso di essere criticato, ed osannato, tanto in Patria, che nel mondo occidentale, per gli opposti motivi in momenti diversi. Esponente di assoluto rilievo, anzi principale, della musica russa del Novecento, la sua parabola artistica si stende fra le due guerre mondiali, la Rivoluzione russa, lo stalinismo, sino alla fine della Guerra Fredda (l’epoca kruscioviana e il disgelo) degli anni ’70; altrettanto vasta, e stilisticamente eterogena, la sua produzione musicale, che passa, dall’iniziale sperimentalismo, se non proprio avanguardia, all’adesione, pur sempre problematica, ai moduli del cosiddetto realismo socialista, con frequenti cambiamenti di stile, senza dimenticare un mai sopito legame alla tradizione musicale del suo Paese. Non infrequenti anche le contaminazioni con il jazz e con la musica popolare. Il corpus delle opere comprende ben 15 Sinfonie (famosissime, la Quinta, del 1937, e la Settima  detta di Leningrado, del 1941 – ricordiamo che il musicista fu attivamente impegnato, pur nei limiti della sua salute, nella difesa della città, come addetto pompiere al Conservatorio di Leningrado durante il terribile assedio delle truppe tedesche); numerosissime altre composizioni per orchestra e per Coro e 6 concerti per strumento solista (2 per pianoforte, 2 per violino e due per violoncello); nella cameristica ha lasciato 15 quartetti, due trii, cinque sonate (per violino, viola e cello e 2 per pianoforte), e 24 Preludi e Fughe per pianoforte solo, nel solco del Clavicembalo ben Temperato di Bach, benché in chiave moderna. Numerose anche le opere per la scena: Opere teatrali e balletti (Il Naso, su testo di Gogol’, e La lady Macbeth del distretto di Mcensk), nonché un vasto contributo alla musica da film, grazie alla collaborazione con alcuni dei principali registi sovietici, uno fra tutti il celebre Sergej M. Ejzenštejn. Tanto il Compositore fu immerso in un mondo di contraddizioni, forse insanabili, fra adesione al socialismo leniniano, patriottismo e insieme critica al terribile Moloch staliniano, quanto lo fu nel grande milieu culturale del Novecento: conobbe infatti grandi scrittori e poeti (da Tolstoj a Gor’kij ), e molti grandi Interpreti ed esponenti del mondo musicale (da Britten a Toscanini, da Rostropovich a Mravinskij) che portarono nel mondo la sua musica.

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