Cristiano Giuseppe Lidarti

Vienna 1730 – Pisa 1793. Cristiano Giuseppe Lidarti nacque a Vienna 23 febbraio 1730 da Maria Götz e da Giovanni Damiano Lidarti. Il cognome paterno tradisce le sue origini italiane; era stato infatti il nonno del musicista a trasferirsi a Vienna dal Nord Italia.

Come molti giovani del suo tempo, intraprese ben presto studi musicali con qualche nozione di canto e di violino, manifestando subito una certa inclinazione e passione per la musica.

Andò quindi a studiare a Viktring presso Klagenfurt in un monastero cistercense dove, oltre a seguire un normale iter di studi, imparò a suonare il clavicembalo e soprattutto l’arpa. Nella sua autobiografia infatti,  Lidarti confessa che fu per lui molto significativo l’incontro con un professore di latino; questi gli diede i primi rudimenti sullo strumento. Attraverso l’arpa Lidarti si appassionò ulteriormente alla musica a discapito degli studi intrapresi: “..e sorpreso dal medesimo [il maestro di latino] più volte, che in vece di studiare il latino strimpellavo l’arpa … egli mi minacciò de’ più severi castighi”.

Continuò gli studi presso un seminario gesuita a Leoben in Stiria dove ebbe una maggiore libertà nel dedicarsi alla musica; approdò quindi all’Università di Vienna per studiare filosofia e legge.

Nonostante la promessa di conseguire la laurea, la passione musicale lo distolse dagli studi universitari; punto di riferimento fu per lui lo zio Giuseppe Bonno (1711-1788), noto compositore e direttore viennese e dal 1774 Maestro della Cappella Imperiale. Lidarti portò infatti allo zio i suoi primi lavori da autodidatta; il consiglio di Giuseppe Bonno, non certo incoraggiante, fu di dedicarsi agli studi in legge. Questa risposta perentoria voleva tuttavia indirizzare Lidarti ad uno studio più approfondito della musica e delle sue teorie; trasformare perciò una passione giovanile in un impegno cui dedicarsi con sacrificio. Abbandonata definitivamente l’Università, nel 1751 Lidarti intraprese un viaggio in Italia con l’intenzione di studiare con Jomelli, maestro di musica di cui a Vienna  si tessevano ampie lodi.

La prima tappa del viaggio fu Venezia dove strinse amicizia con F. L. Gassman, musicista a lui coetaneo, “già capace di risvegliarmi de’ dubbi di musica, ma incapace di scioglierli”; la seconda tappa di avvicinamento a Roma fu Firenze dove apprese che l’unico scopo del suo viaggio, il maestro Jomelli, non si trovava più in Italia. Trascorse i cinque anni successivi a Cortona dove diede lezioni di musica per vari strumenti, compose e suonò da professionista.

Nel 1757 venne a sapere del ritorno di Jomelli a Roma; si recò perciò da lui presso il Teatro Argentina per suonare nell’Opera Creso che il maestro stava componendo; fu in quell’occasione che Lidarti ebbe modo di partecipare alle lezioni della sua scuola.

Nello stesso anno ottenne lavoro a Pisa come musico della Cappella dei Cavalieri di Santo Stefano, incarico che si protrasse fino al 1784.

Le sue capacità musicali ed i rapporti assidui con i grandi esponenti del tempo gli valsero nel 1761 l’ammissione all’Accademia Filarmonica di Bologna, presieduta dal Maestro Padre Giovan Battista Martini; poco dopo venne ammesso anche all’Accademia Filarmonica di Modena. Proprio i rapporti che Lidarti intrattenne con Padre Martini sono la fonte più preziosa di notizie sul compositore viennese; nel 1774 Lidarti consegnò a Padre Martini un suo ritratto realizzato a Pisa da Giovanni Stella (v. foto) sulla base di una copia di un ritratto più piccolo eseguito a Roma dall’artista inglese G. Dance; venne così a far parte della famosa Galleria di Padre Martini, oggi presso il Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna. Nella medesima cassa nella quale fu trasportato il dipinto, Lidarti depositò la sua breve autobiografia “Aneddoti musicali”.

Preziose notizie sull’attività del musicista viennese si possono cogliere dai rapporti che egli intrattenne con Jomelli e con il primo storiografo della musica, l’inglese Charles Burney; entrambi parlano di Lidarti come valente esecutore e compositore. Van der Straten infine, nella sua “Storia del violoncello”, descrive Lidarti come ottimo violoncellista e sostiene l’ipotesi di un suo viaggio a Londra. Sulla sua perizia come suonatore di violoncello si può concordare con Van der Straten in quanto, oltre dal ruolo importante che ricopre questo strumento nei suoi componimenti, si ha notizia di un concerto che Lidarti scrisse e diresse nel 1783 per la Comunità ebraica di Pisa; in questa occasione egli suonò proprio il  violoncello.

Per quanto riguarda l’ipotesi del viaggio a Londra, non abbiamo testimonianze che vadano in tal senso; la sua autobiografia si articola in poche pagine e si riferisce per lo più agli anni della sua formazione musicale. Tuttavia la produzione di musica sacra per la Comunità ebraica di Amsterdam lascia spazio per supporre che gli spostamenti ed i contatti di Lidarti dovettero essere assai più intensi di quanto contenuto nella sua autobiografia.

Nel lungo periodo pisano (1757-1795) Lidarti si calò nella realtà cittadina non soltanto lavorando per la Cappella dei Cavalieri di Santo Stefano ma offrendo la sua esperienza di musicista e compositore anche a committenti occasionali quali il Comune di Pisa e la Comunità ebraica pisana. Legatosi stabilmente alla città in seguito al matrimonio con Anna Scorzi, da cui ebbe dieci figli, Cristiano Giuseppe Lidarti abitò stabilmente a Pisa dove morì il 3 settembre 1795.

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