Parigi, 1813-1888

Charles Valentin Alkan

Altro enfant prodige, Charles-Valentin Morhange (sia lui che i suoi fratelli, pure musicisti, usarono il nome del padre come cognome) entra al Conservatoire de Paris a soli sei anni, dove studia pianoforte ed organo con Joseph Zimmermann e si segnala subito per le sue doti straordinarie (aggettivo usato da Cherubini a proposito della sua tecnica).
A soli 14 anni scrive la sua prima composizione, a 24 è già uno dei piè grandi virtuosi del suo tempo (Liszt dichiarò che Alkan aveva la tecnica piè perfetta che avesse mai visto). Nonostante questi enoremi talenti, dopo il 1850 si ritira quasi esclusivamente a vita privata, fedele alla sua origine ebraica coltiva la lettura della Bibbia e del Talmud.
Muore a Parigi nel 1974, lasciando un’opera tuttora da riscoprire, fra le piè difficili in assoluto dell’intero repertorio per pianoforte dal punto di vista tecnico: ma, come disse un grande pianista, Marc-André Hamelin, la sua musica vale lo sforzo di padroneggiare le incredibili difficoltà tecniche. Tra le sue composizioni ricordiamo i Preludi dell’op. 31, due libri di Studi, una Sinfonia e un Concerto per piano solo e alcune composizioni cameristiche.
Benché abbia avuto in vita grandi estimatori come Ferruccio Busoni e Anton Rubinstein, dopo la sua morte la sua opera cadde nell’oblio, solo nel secolo scorso inzia ad essere riscoperta.

 

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