Bruno Belli racconta Andrea Luchesi

Varese protagonista nella riscoperta del compositore Andrea Luchesi

Roberto Plano

 

È dal 2013 che il nome di Varese circola nel mondo con frequenza per gli appassionati, per i conoscitori e per gli    studiosi della musica, anche grazie a Bruno Belli, che, proprio in questi giorni, saluta il 4° cd dedicato dalla “Concerto”  al “Progetto Luchesi”, “Sinfonie avanti l’opera”, pubblicazione di lavori del compositore che ebbe strettissimi rapporti  con Mozart ed i massimi della musica europea del Settecento.

Belli è coinvolto in queste pubblicazioni che raggiungono l’intera Europa, gli Stati Uniti, la Cina ed il Giappone, per la  trattazione storica e per l’analisi delle composizioni incise ed è, ovviamente, in contatto con gli artisti che operano nel  progetto, dovuto alla lungimiranza di Andrea Panzuti di “MusicMedia” che è l’editore della “Concerto”, la casa  discografica milanese, distribuita in tutto il mondo, la quale impernia il repertorio su autori ed interpeti italiani. Per  “Concerto”, Bruno Belli ha lavorato, ad esempio, accanto a Roberto Plano, nel 2013, quando il celebre pianista  varesino incise i due concerti per pianoforte di Luchesi e scoprì la destinazione di una cadenza di Mozart della quale  non si sapeva, fino a quel momento, la precisa destinazione per la quale era stata pensata. Abbiamo intervistato Bruno Belli sul progetto relativo al compositore Andrea Luchesi.

Roberto Plano incide Luchesi e scopre una cadenza mozartiana. Tu curi la trattazione storica di un progetto ad ampio respiro per una casa discografica milanese di pregio e sottoscrivi l’identificazione di Plano. Ben due varesini coinvolti nel progetto…

Spesso avvengono fatti in modo del tutto imprevedibile. Conoscevo Luchesi grazie alla famosa polemica che sorse quando il compianto Giorgio Taboga, con cui ho mantenuto un proficuo rapporto epistolare (conservo ancora le mail con indicazioni ed opinioni nel merito), “riscoprì” il compositore nativo di Motta di Livenza. S’imbatté, infatti, in numerosi punti di contatto tra questi e Mozart, arrivando anche ad ipotizzare (e, in qualche caso a dimostrare) che alcune composizioni del “divino fanciullo” in realtà siano opera del Maestro italiano. Quindi, mi posi allo studio degli stessi scritti di Taboga e portai alcuni interventi su Luchesi in città grazie all’amico Emiliano Ciprietti ed al maestro Davide Rizzo che, con la sua orchestra “Andrea Luchesi”, nata a Tradate, ed ora sciolta, presentò in “prima moderna mondiale”, il “Miserere”, uno dei capolavori assoluti del compositore.

Torniamo un attimo a questo “mistero” tra Mozart e Luchesi…

In effetti, Mozart conosceva direttamente Luchesi che, prima di essere preso in servizio per la Cappella del principe elettore di Bonn, dove operò lo stesso nonno di Beethoven che quindi ebbe, tra i maestri Luchesi, a Venezia, nel 1771, donò la copia del suo “Concerto in fa maggiore” al giovane genio. Mozart eseguì questa pagina più volte nei suoi concerti: la cadenza che ha trovato Roberto Plano, la cui attribuzione il Mozarteum di Salisburgo non aveva ancora indicato, fu evidentemente scritta da Amadeus per ornare la pagina che gli era stata donata. I rapporti con Mozart, ad ogni modo, sono provati da numerosi aspetti storici che, in questa sede, non motivo, e ci sono anche veri e propri “echi” luchesiani (per non dire “citazioni letterali”) nelle pagine del Salisburghese.

Che significato ha l’avere identificato con certezza una cadenza mozartiana?

Profondo. Significa aggiungere un nuovo elemento alla conoscenza non solo di Mozart, ma dell’intero secondo Settecento musicale. In un’epoca in cui gli artisti scrivevano anche per soccorrere gli amici oberati dal lavoro, in anni nei quali non era nemmeno nato il concetto di “diritto d’autore” che, in Italia, ad esempio, si farà strada soltanto nel secondo Ottocento, è facile rinvenire “prestiti”, somiglianze, “citazioni”. Ma, nel nostro caso, innanzi tutto, assieme a Roberto, firmando con i nostri nomi l’identificazione certa, ci poniamo in faccia al più celebre e blasonato luogo di studio e di conservazione dell’opera di Mozart, indicando il prossimo aggiornamento del catalogo, laddove, fino ad oggi, c’è scritto “cadenza per un concerto non identificato” che diverrà “cadenza per il Concerto in fa maggiore del 1771 di Andrea Luchesi”. Un tassello che concorre ad indicare il reale peso che ebbero gli artisti italiani nell’Impero Asburgico. La cultura letteraria e musicale austriaca ha un elevato debito nei confronti della cultura italiana. Ricordo, ad esempio, che Maria Teresa scriveva e parlava correntemente italiano e francese, amava la nostra lingua non solo come mezzo espressivo dell’opera, ma quale fondamento dell’educazione, al punto di farla studiare ai suoi figli che ebbero per maestro niente meno che il Metastasio.

E quale ruolo hai tu in questa diffusione di Luchesi?

Io amo definirmi un semplice compilatore di notizie storiche, ma, in realtà, per essere sinceri, significa studio delle fonti, analisi delle partiture e lettura al tavolino delle stesse.

L’ultimo cd, che è dedicato alla Sinfonie d’opera, come i precedenti vanta la collaborazione dell’Orchestra da Camera Busoni di Trieste, che, quest’anno, tra l’altro, compie i 50 anni di attività, ed è ben conosciuta a Varese per essere stata invitata più volte con successo nella stagione musicale dell’Università dell’Insubria. E’ guidata dall’ottimo Massimo Belli – il caso ha voluto lo stesso cognome tra il direttore dell’orchestra e lo storico della musica, ma non siamo parenti – con il quale ci sentiamo sempre affinché le note siano in simbiosi con l’esecuzione, cosicché il lettore ed ascoltatore sia completamente informato sugli aspetti storici e su quelli musicali.

La redazione della Concerto, poi, ha voluto persino pubblicare le date tra le quali ho steso gli elaborati ed il luogo dove sono state scritte: e lì c’è “Varese”…che leggeranno tanto a New York come a Pechino, diffusione tramite la storia e la musica, così come è stato già fatto con il libro che dedicai al vecchio Teatro Sociale.

L’impegno, allora, continua?

Sì, già quest’anno Massimo Belli affronterà in concerto Luchesi prima di portarlo in studio di registrazione, secondo la consuetudine con cui opera. Saranno scelti alcuni lavori di musica sacra di pregio.

Da parte mia, poi, cercherò di coinvolgere nuovamente Roberto Plano per l’incisione delle Sonate per violino e pianoforte di Luchesi che Roberto registrò per Amadeus nel 2013, allora, però, senza l’accompagnamento dello strumento ad arco.

In tal modo, con quanto già inciso fino ad ora, una volta inserite le sonate, con alcuni lavori di musica sacra la Concerto avrà in catalogo quasi tutte le composizioni sicuramente certe di Luchesi con la trattazione delle stesse, eccezione fatta per le opere teatrali che, ovviamente, comportano un ben più gravoso dispendio economico e di energie.

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