Firenze 1730 - Parigi 1786

Antonio Sacchini

Figlio di poveri pescatori, il suo destino venne a suo volta “ripescato” da Francesco Durante, che l’udì per caso cantare e che convinse i genitori a farlo studiare presso il conservatorio Sant’Onofrio a Napoli. Qui studia violino con Nicola Fiorenza e diventa in seguito allievo dello stesso Durante insieme a Nicola Piccinni e Pietro Guglielmi.
Trasferitosi a Roma nel 1762, compone varie opere, serie e buffe, in varie città, sinché il successo del suo Alessandro nell’Indie, rappresentato nel 1768 a Venezia, gli vale un posto di direttore di conservatorio nella città.
Giunge a Londra nel 1772: presso il Teatro Italiano e quello Reale vengono rappresentate alcune sue opere grazie anche all’influenza del celebre castrato Venenzio Rauzzini (che cantò il Lucio Silla e l’Exultate Jubilate di Mozart).
Ma l’amore per il lusso e la bella vita spinsero Sacchini a passare la Manica (lasciando sull’altra riva numerosi creditori) alla volta di Parigi. Qui infuriava la polemica fra gluckisti e piccinisti e le sue opere non incontrarono troppa favore, nonostante la protezione accordatagli dalla stessa Maria Antonietta. La mancata rappresentazione, all’ultimo momento, di Oedipe à Colone, l’opera che aveva preparato apposta per l’Opérà, gli tolse ogni voglia di vivere: Sacchini morì il 6 ottobre 1786.
I meriti indubbi della sua scrittura – la soave cantabilità delle sue Arie – si scontrano con la negligenza e la rapidità della scrittura, comune a molti operisti italiani del periodo. Tuttavia la fama di cui godette in vita non fu affatto usurpata, tanto da spingere lo stesso Rauzzini ad appropiarsi delle sue arie più belle.

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