Motta di Livenza, 23 maggio 1741 – Bonn, 21 marzo 1801

Andrea Luchesi

Andrea Luchesi, le maître oublié.

La vicenda umana di Andrea Luchesi, che inizia a Motta di Livenza, in provincia di Treviso, il 23 maggio 1741 e termina a Bonn il primo giorno di primavera del 1801, è divisa in due parti, per così dire en deçà et au-delà des Alpes. La prima, costituita da quelli che chiameremmo i Lehrjahre, gli anni di apprendistato, si svolge nella capitale della Serenissima Repubblica, dove acquisisce rapidamente, grazie al suo non comune talento e agli ottimi contatti con la nobiltà e i migliori didatti locali, una solida preparazione musicale sia come compositore di musica sacra e – ça va sans dire – operistica, che come virtuoso delle tastiere (all’epoca: organo e cembalo); la seconda riguarda quelli che a questo punto chiameremmo i Wanderjahre, gli anni di viaggio (i tempi che stiamo prendendo in esame consentono queste analogie) e cioè la sua partenza per Bonn nel tardo 1771, da due secoli residenza ufficiale e capitale degli arcivescovi e dei principi elettori di Colonia.

Qui lo attende una rapida carriera che lo porta a ricoprire ben presto a vita, dopo i canonici tre anni di prova, il ruolo di Kapellmeister (ruolo ambito pure dal giovane Mozart), ricoperto in precedenza dal nonno, omonimo, di Beethoven, Ludwig van senior. Interessante pure constatare che, in seguito all’intervento diremmo oggi ‘riqualificante’ del maestro veneto, la Cappella di Bonn verrà annoverata fra le migliori cappelle musicali tedesche. A Bonn Luchesi sposa Anthonetta Josepha d’Anthoin figlia di un Geheimrat, (consigliere segreto: lo stesso titolo, fra gli altri, di cui si fregiarono anche Goethe, Gauss e curiosamente anche Max Planck) di Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels Principe Elettore del Sacro Romano Impero e Arcivescovo di Colonia; prende la cittadinanza locale e diventa proprietario di due case e di alcuni poderi nei dintorni. Sempre nella Cappella di Bonn studiò per un decennio, e precisamente dal 1782 al 1792, anche quel Ludwig van: notizia importante per gli sviluppi postumi del “caso” Lucchesi. Nel 1794 le truppe napoleoniche metteranno la parola fine all’Ancien Régime nonché alla piccola corte di Bonn, mentre le opere del Nostro subiranno, nel secolo successivo, una triste vendita alla pubblica asta.

Al corpus di tali lavori, ricordiamo, insieme ad un nutrito elenco di opere di successo (“L’Isola della Fortuna”, “Il marito geloso”, “Le donne sempre donne” – in cui cantò il celebre castrato Gaetano Guadagni, lo stesso che interpretò l’Orfeo nell’opera di Gluck e per il quale Haendel riscrisse alcune Arie del Messiah -, “ll marito per astuzia”, “L’inganno scoperto ovvero Il conte Caramella”…), diverse cantate sacre e profane, alcune notevolissime (fra le quali il Requiem per la sepoltura del duca di Montealegre) e, soprattutto, le composizioni strumentali, molte delle quali perdute (in particolare ouvertures, sinfonie, concerti per cembalo/pianoforte, lo studio di uno dei quali Mozart consiglia alla figlia Nannerl, quartetti con cembalo, numerose sonate per organo e cembalo e sonate per violino). La Lucchesi Renaissance, o meglio lo scomodo affaire Lucchesi nasce nel secolo scorso dagli studi di alcuni musicologi, fra i quali ricordiamo quelli di Theodor Henseler prima, e di Claudia Valder-Knechtges poi; fra gli Italiani Luigi Della Croce (‘Mozart, Haydn, Beethoven, processo a tre grandi’) avanza l’ipotesi di Luchesi come Maestro di Beethoven, mentre arriva alle conseguenze più estreme l’opera del compianto Giorgio Taboga, che parla apertamente di opere di Lucchesi sottratte alla sua paternità e attribuite a nomi imbarazzanti quali quelli di Haydn e di Mozart: prassi all’epoca pare abbastanza corrente, sia perché il concetto di diritto d’autore stava nascendo proprio insieme alla Rivoluzione francese, sia per il fatto che i Maestri di Cappella depositavano negli Archivi per consuetudine le proprie opere come anonime. Certo, affermazioni quali quelle secondo cui la Wiener Klassik sia un fenomeno soprattutto italiano suonano estreme, se non estremistiche. Ma certamente vale la pena di rivedere certi loci communes e, quanto meno, trarre da oscuri Acheronti (siamo pur sempre nell’epoca di Gluck…), quanti hanno contribuito alla grande vicenda della storia della musica e ne sono stati ingiustamente dimenticati, se non addirittura espunti.

 

 Per chi desideri approfondire, una breve bibliografia:

C.Valder-Knechtges: Die weltliche Werke A.Luchesis (Bonner Geschichtsblätter, Merseburger, 1984)

T.A.Henseler: Andrea Luchesi, der letzte Bonner Kapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven. (Bonner Geschichtsblätter,  Bonn, 1937).

L.della Croce, Der junge Beethoven und “sein” Kapellmeister Andrea Luchesi presentato nel 1999 al congresso beethoveniano presso la Hochschule der Künste Berlin)

G.Taboga: L’assassinio di Mozart (Lucca, 1997)

G.Taboga: A.Luchesi, l’ora della verità. (Ponzano Veneto,1994)

http://www.andrealuchesi.it/

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