Alessandro Stradella

Nasce a Nepi (Viterbo) il 3 aprile 1639, muore assassinato a Genova il 25 febbraio 1682. La nobile famiglia, toscana di origine, si era  trasferita a Nepi ed in seguito a Roma. La sua prima attività compositiva fu esercitata appunto per committenti romani; tra questi, finché Stradella rimase in ambiente capitolino,  furono Lorenzo Onofrio Colonna, la regina Cristina di Svezia, gli Altieri e alcune tra le più nobili famiglie della città. Dopo aver composto opere da camera e d’ispirazione sacra, il compositore si volse anche al teatro con una serie di melodrammi, azioni sceniche e serenate eseguite a Roma ed  anche in altri centri italiani. La crescente fama conseguita sul piano artistico era però gravemente offuscata dall’ambigua condotta morale del musicista, invischiato  spesso in torbidi intrighi amorosi ed in equivoche imprese. Per denaro si trovò anche a combinare matrimoni. A causa di uno di questi, organizzato per la nipote del Segretario di Stato del Papa, il Cardinale Cibo, la vita del compositore a Roma divenne molto difficile e precaria.

Nel 1677 fu costretto ad abbandonare Roma e si rifugiò prima a Firenze, ove fu accolto da una cerchia di cari amici e collaboratori passando  subito dopo per Venezia. Qui, non mancò di mettersi nei guai a causa di un’illecita relazione con un’amante del nobile Alvise Contarini,  tale Agnese Van Uffele. I due amanti decisero di fuggire a Torino, ma il risentimento per l’onta subita non distolse il Contarini  dal proposito di vendicarsi.  A Torino, infatti, Stradella fu assalito da due loschi figuri che lo  colpirono violentemente con l’intenzione di ucciderlo. I due, credutolo morto, fuggirono. Fortunatamente per Stradella riuscì a cavarsela. Da questa vicenda nacque un caso diplomatico tra la Repubblica Veneta e la corte di Luigi XIV.   La reggente francese a Torino Maria Giovanna gli offrì protezione ma egli,  una volta rimessosi  dalle ferite, preferì trasferirsi a Genova.

Giuntovi nel 1678, trovò qui un gruppo di nobili  che gli offrirono 100 dobloni spagnoli all’anno, una casa, il vitto ed un servitore purchè restasse in città a produrre musica. A Genova Stradella riprese quindi con successo l’attività compositiva, in particolare opere teatrali e tra queste primeggiano il Moro per amore e La Doriclea, capolavori musicali della fine del Seicento italiano, e che risalgono a pochi mesi prima del suo assassinio. Purtroppo per un ennesimo intrigo con una nobile genovese,  venne pugnalato a morte da sicari.  Un avviso dell’epoca dice testualmente: ” Mentre se ne andava a casa accompagnato con servitore che aveva un Ferraiolo in mano lo Stradella Musico, quali furono date tre coltellate, e morì subito senza poter parlare una parola, ed il servitore che aveva avanti non se ne accorse se non che lo vedde cadere bocconi, e così morì, e fin ora non si sa di dove”.

Le sue spoglie sono custodite nella chiesa di Santa Maria delle Vigne a Genova ed é del 2003 la individuazione probabile della tomba.

La produzione di Stradella, caratterizzata da intensità ed efficacia espressiva, comprende oratori, melodrammi, commedie musicali, serenate ed azioni sceniche; circa trecento fra cantate, arie, canzonette e madrigali, composizioni sacre e strumentali. Al di là del fascino romantico che la sua vita avventurosa suscitò, l’opera del musicista riveste una fondamentale importanza storica per la singolare modernità stilistica del suo linguaggio , originale sintesi della musica del suo secolo.

Inoltre Stradella esercitò una notevole influenza sui musicisti contemporanei e successivi. Ne è chiara dimostrazione, ad esempio, l’ampio pescaggio che Georg Friedrich Haendel operò per ben sei cori del suo oratorio Israel in Egypt, composto a Londra nel 1738, la cui musica proviene dalla serenata a tre di Stradella Qual prodigio è ch’io miri.

Tra le curiosità sul suo conto, infine, alcune opere melodrammatiche a lui dedicate: Stradella, del compositore svizzero Louis Abraham de Niedermeyer, rappresentata a Parigi nel 1837, e l’ Alessandro Stradella che il compositore tedesco Friedrich von Flotow compose nel 1844 ispirandosi – con scarsa veridicità del libretto di W. Friedrich – alle sue avventure amorose e cavalleresche.

 

Note di Estévan Velardi

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