Alessandro Scarlatti

Enfant prodige, dopo i primi studi a Palermo, e un probabile, breve apprendistato con Giacomo Carissimi a Roma, Alessandro Scarlatti già padroneggiava in modo mirabile la tecnica musicale, che univa a una grande freschezza melodica, conquistandosi così, giovanissimo ancora, un posto di assoluto rilievo nella Capitale. Tant’è che, men che ventenne, gli fu commissionata la stesura di un Oratorio da parte di una committenza di assoluto prestigio. Verso i generi dell’Oratorio e della Cantata, lo stesso compositore mostrerà sempre una speciale predilezione, amando particolarmente la scrittura vocale: anche se, ironia della sorte, per molto tempo, sarebbe stato ricordato più per le opere strumentali, che costituiscono in realtà solo una minima parte della sua immensa opera. Del resto, a quel tempo, Roma costituiva certamente un terreno assai fertile per la produzione del dramma musicale sacro. Tale manifesta  inclinazione per la scrittura vocale lo portò a non trascurare, anzi a praticare all’inizio con eguale successo, anche il genere operistico. E fu proprio il melodramma profano che lo spinse a trasferirsi Napoli, dove vennero rappresentate – in meno di vent’anni – un numero impressionante di cantate, drammi musicali e musica sacra. Nella città partenopea, ove ricoprirà anche il ruolo di Maestro della Cappella reale, vero centro nevralgico della musica del tempo, introdurrà, fra le altre, due riforme capitali del linguaggio operistico, e cioè l’uso sempre più frequente del Recitativo accompagnato da strumenti, e dell’Aria ripresa da capo. Ormai, la sua fama aveva da tempo travalicato i confini nazionali, spargendosi per tutta Europa; ma, nonostante il grande successo ottenuto a Napoli, agli inizi del nuovo secolo Scarlatti lasciò la città partenopea: sia per questioni economiche, che per avere maggior libertà nello sperimentare forme musicali più complesse e fatalmente più distanti dai gusti del pubblico. Tornò di nuovo a Roma, dove collaborò con Arcangelo Corelli: in questo periodo, la sua musica inizia sempre più ad allontanarsi dal gusto del suo tempo, diventando più complessa, esigente e severa, ragione del lungo oblio in cui cadde il suo immenso repertorio vocale (basti pensare che scrisse circa 200 Messe – oltre ad altre forme di musica sacra, quali Stabat Mater, Mottetti e Concerti sacri -; una ventina di Oratorî; più di 600 cantate da camera, e una sessantina di opere profane – senza contare il pur fitto corpus di musica strumentale, ugualmente importante). Scarlatti termina la sua esistenza a Napoli, dove si ritira, componendo gli ultimi capolavori, ed estraniandosi sempre di più da un tempo che, pur tributandogli onori e stima, aveva ormai sviluppato altri gusti musicali. Ma a lui faranno capo i principali esponenti della scuola operistica napoletana, che si stava diffondendo in tutto il mondo. Anticipatore e geniale sperimentatore, Scarlatti è una figura gigantesca, nel panorama musicale: uno dei suoi figli più celebri, Domenico, ne risentirà, oggi diremmo nella psicologia, tutta la difficile e complessa eredità.

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